CENNI STORICI

 

CENNI STORICI SULLA DIVISIONE DELLA COMUNITÀ PATRIZIALE

DI CAGIALLO, CAMPESTRO E LOPAGNO

 

Con il testamento del 1078 la Contessa Grassa donava gli alpi della Capriasca alla chiesa di Santo Stefano di Tesserete. Più tardi gli alpi passarono ai comuni rustici che si erano formati verso la fine del XII secolo. La prima divisione degli alpi fra i comuni avvenne nel 1577, una seconda nel 1583 e una terza nel 1593. Quando furono costruiti i primi ripari per le bestie e le baite sugli alpi non si sa precisamente. Comunque in un istromento del 1615 si stabiliva che in ogni alpe  non si potevano caricare più di “venti vacche cadauno” il che induce a pensare che esistessero già delle costruzioni. Il 20 settembre 1649 i tre patriziati di Cagiallo, Campestro e Lopagno permutarono gli alpi di Ladrim, Fontanabella e Croce ricevendo in cambio la metà di Davrosio e di Rompiago che allora erano di proprietà di Vaglio e Lugaggia. La comunanza dei tre patriziati continuò a rimanere unita per quasi trecento anni. Nel frattempo con la nascita dei comuni politici,ognuna delle tre comunità iniziò a gestire praticamente in proprio l’alpe sito sul relativo territorio comunale, pur mantenendo un Ufficio Patriziale in comune e l’assemblea che si riuniva per tradizione secolare nella chiesa di San Matteo in Cagiallo indicata come chiesa vicinale. La proposta formale di divisione del territorio patriziale venne espressa dal signor Mari Giovanni nel corso dell’assemblea del 26 dicembre 1921e si vede che il progetto doveva essere in discussione da parecchio tempo perché già nell’assemblea straordinaria del 26 marzo 1922 venne accettato il principio della divisione con 33 favorevoli, 8 contrari e 15 astenuti. I tre rispettivi comuni espressero il loro parere favorevole e sostennero questa decisione. La divisione non avvenne quindi per litigi interni od incomprensioni, ma piuttosto come ratifica di una situazione che in pratica era già acquisita. Infatti dai documenti risulta che coesistevano una Commissione patriziale dei tre comuni che convocava le assemblee patriziale della comunanza a San Matteo e tre Uffici patriziali nei rispettivi comuni che convocavano separatamente altrettante assemblee patriziali che si occupavano di amministrare i beni siti sul proprio territorio.

Iniziò quindi un lungo processo di preparazione, in particolare con la ricostruzione completa, prima della divisione, dei tre ripari per il bestiame dei tre alpi, che risultarono pressoché identici a parte qualche dettaglio. La decisione del Gran Consiglio favorevole alla divisione è datata 27 giugno 1935,mentre l’atto notarile definitivo che stabiliva i contenuti della divisione, steso dall.avv.Francesco Borella di Chiasso., è stato firmato la domenica 9 ottobre 1938 a Tesserete.

Campestro riceveva:

L’alpe di Zalto con i relativi rustici subalterni e il territorio sito nel proprio comprensorio comunale di mq.1.541.420

Lopagno riceveva:

L’alpe di Davrosio con i relativi subalterni e un territorio di mq 1.565.543. Tutto il territoriodenominato alpe di Screvia con una superficie di mq 1.365.285 sul quale sorgevano parecchi subalterni tutti però rustici di proprietà di privati che godevano di un diritto di superficie sul terreno coperto dalla costruzione.

Cagiallo riceveva:

L’alpe di Rompiamo, i relativi subalterni per una superficie complessiva di mq 1.702.040. Tutto il territorio denominato alpe di Crono e di Pianscuro, pure coperto da numerosi rustici di privati per una superficie globale di mq 2.291.325.

L’entrata in possesso definitiva era stata fissata per il 1° gennaio 1940.

Ma già nel gennaio del 1946 la ConfederazioneSvizzera che intendeva ampliare la piazza di tiro di artiglieria del Monte Ceneri situata nella regione del Monte Baro, si faceva avanti peracquistare una buona parte dei territori patriziali. Iniziarono le trattative tra la Confederazione e i due patriziati di Campestro e di Lopagno, quest’ultimo cedette alle pressioni della Confederazione e fu d’accordo di vendere il proprio territorio, ma Campestro non voleva vendere e riuscì ad ottenere una permuta, (permuta del 1951), cedendo alla Confederazione la parte interna del territorio di Zalto e ricevendo in cambio la parte esterna del territorio di Lopagno, così che l’alpe di Davrosio passò nelle sue mani. Si dovette però abbandonare l’alpe vecchio e costruirne uno nuovo più a valle in posizione meno favorevole. Il 4 novembre 1953 le autorità militari consegnarono al patriziato i nuovi stabili. A partire da quegli anni l’alpe di Zalto doveva essere evacuato durante le esercitazioni dell’artiglieria, trovandosi sulla linea di tiro e questo inconveniente lo rese meno attrattivo e a partire da quegli anni venne affittato con Davrosio allo stesso alpigiano e per molti anni ebbe la funzione di corte bassa di Davrosio. Nel 1977 una valanga rase al suolo la sosta di Davrosio e fu necessario ricostruirla; l’inaugurazione della ricostruzione ebbe luogo nel 1980. Da quel momento iniziarono diverse opere di miglioria per entrambi gli alpi. Nel 1984, grazie al contributo del Dipartimento Militare fu possibile costruire la strada carrozzabile fino a Davrosio. Iniziò pure un recupero dei pascoli di Zalto, alpe che a partire dagli anni settanta era stato praticamente abbandonato.Nel 1990 si procedette all’ampliamento della cascina di Zalto e nel 1995 si provvide al rifacimento del tetto della sosta di Zalto e alla costruzione di un nuovo acquedotto. Nel frattempo lo spostamento della linea di tiro dell’artiglieria aveva reso meno severe le autorità militari nei riguardi dell’evacuazione e Zalto ha potuto di nuovo essere affittato singolarmente ed ora con la soppressione della scuola di artiglieria del Monte Ceneriil problema dell’evacuazione non esiste più.

Gli ultimi lavori di particolare importanza consistono nel risanamento dell’alpe di Davrosio impermeabilizzazione della sosta, rifacimento facciate esterne della cascina e sostituzione tubature acquedotto. Mentre per l’alpe di Zalto sono giunti a termine nella primavera 2007 i lavori per l’inserimento di una struttura agrituristica ricavata nel vecchio lazzaretto.

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